Uniti Notizie 06/2025

La nostra sosta a betania

Il diacono Juan e don Luciano, coordinatori della Sosta a Betania per diaconi e spose realizzatasi dal 2 al 5 gennaio nella Casa dell’Immacolata (Vicenza), hanno chiesto alla “coppia diaconale” Luigi Bianchini e Paola Magnani della diocesi di Rimini che vi hanno partecipato, di scrivere sulla loro esperienza che qui riportiamo.

Rispondendo a un invito, ma anche a un’esigenza del cuore, siamo partiti da Rimini alla volta di Vicenza aperti a qualsiasi sorpresa della Provvidenza, senza sapere esattamente cosa ci aspettava e come si sarebbe svolta la Sosta a Betania, ma contando di poter vivere un momento forte di spiritualità diaconale insieme ad altre coppie di diaconi e con la guida sicura di fratelli che hanno scelto di vivere ministeri diversi nell’unità di una vocazione comune.


La Provvidenza ci ha donato preziosi compagni in questa sosta veramente ristoratrice dei cuori. Preziose le due guide che ci hanno accompagnato durante gli incontri, don Luciano e il diacono Juan, diversi tra loro ma complementari nelle loro competenze e nel modo di porsi alla guida dei momenti formativi: un sacerdote, fine teologo di grande esperienza, appassionato dell’opera e del carisma di don Ottorino e un diacono come noi che, presentatosi quasi in punta di piedi per il timore di non essere all’altezza del compito, ma forte del sostegno della sua Famiglia, ha svelato una capacità comunicativa e di coinvolgimento non comune, resa ancor più simpatica dal suo italiano variegato di argentino.


Preziosi sono stati per noi anche i nostri compagni nel soggiorno a Betania: non una numerosa assemblea, ma un gruppo limitato di persone, che hanno avuto quindi la possibilità di conoscersi e di apprezzarsi nelle loro doti, nelle caratteristiche specifiche che li contraddistinguevano, come pure nella passione comune per la Chiesa. Solo nove erano i diaconi permanenti esterni alla PSSG e sei le spose, alcuni provenienti anche da molto lontano, impegnati in ambiti di servizio e immersi in realtà ecclesiali di riferimento diversi. Cinque invece i confratelli della PSSG, che portavano con sé una lunga e ricca esperienza di vita e di ministero missionario (non importa se vissuto tra i giovani disagiati di Vicenza o le popolazioni più sperdute o le periferie urbane del Sudamerica o del Mozambico) e l’appartenenza grata alla Famiglia: era evidente non solo nel caldo affetto con cui parlavano di don Ottorino e degli anni della loro formazione, ma anche nella stima con cui parlavano dei confratelli presenti o di quelli che abbiamo avuto modo di incontrare fugacemente durante i pasti.
Il lavoro comune, le riflessioni e le esperienze di interazione sono stati quindi efficaci e fruttuosi grazie alla collaborazione e al dialogo sincero di due presenze diverse, ma desiderose di conoscersi reciprocamente. Così come intensi sono stati i momenti di preghiera e l’Eucarestia quotidiana, vissuti nella ricchezza dei diversi apporti alla celebrazione.


Ci portiamo a casa un’esperienza ricca di calore umano e di spunti di approfondimento sul ministero dei diaconi. Tante sono le suggestioni su cui abbiamo intenzione di riflettere nei prossimi mesi, ma quello che ci ha più colpito nel profondo è l’intravedere la possibilità concreta di una collaborazione feconda dei diaconi con i presbiteri e i laici, con i quali sono chiamati a condividere nella Chiesa locale in modo corresponsabile la cura amorevole dei fratelli – soprattutto i poveri, sotto ogni accezione – e l’attesa del pieno compiersi del Regno. Non si tratta solo di efficacia dell’azione pastorale, ma più radicalmente di una vita di fede vissuta con la semplicità fiduciosa del “servo inutile”, libera da falsi scrupoli, da inconfessabili invidie e da paralizzanti ansie da prestazione. Una fede che nasce da una spiritualità veramente profonda, quella che rende capaci di spendersi accettando le fatiche inevitabili e di riconoscere la natura sacra di ogni atto d’amore, anche il più semplice, perché è vita nello Spirito ancorata all’amore incondizionato a Gesù, l’unico vero Servo e Sacerdote.


La nostra Sosta a Betania è stata per noi un seguire Gesù che ci invitava: “Venite in disparte e riposatevi un po’”. Lo abbiamo fatto insieme a nuovi amici, veri “compagni dell’anima” (in guaranì questo è il significato della parola che noi traduciamo con “amico”) perché ciò che ci lega non sono ragioni umane, ma è il cuore del nostro essere cristiani, quell’amore per Gesù che tutti insieme ci siamo aiutati a rimettere al centro delle nostre vite. Perché possiamo non smettere mai di ardere di quel fuoco che abbiamo scoperto essere l’energia inesauribile del ministero di don Ottorino e l’eredità che ha lasciato ai suoi figli e alla sua Famiglia per il mondo intero. Grazie a loro, che l’hanno voluta condividere con noi. Grazie al Signore che ci ha messo sulla loro strada.


Luigi Bianchini e Paola Magnani

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