Parrocchia Gesù Operaio: 60 anni di storia
La parrocchia di Gesù Operaio (Monterotondo) sta celebrando 60 anni dall’inizio della sua esistenza. La comunità parrocchiale ha vissuto un pellegrinaggio al Santuario di San Gabriele dell’Addolorata, patrono della parrocchia. Il Santuario si trova sotto il Gran Sasso, sugli appennini abruzzesi, a 2 ore da Monterotondo. Hanno partecipato circa 300 persone.
Ecco la testimonianza vivace di Roberta.
“Gesù Operaio a San Gabriele: dopo Collevalenza è ancora pienone!”
Potrebbe iniziare così il titolo di una notizia giornalistica sul web.
E si perché in un caldo week end di metà giugno, gran parte della comunità di Gesù Operaio oggi domenica 14 giugno 2026, ha scelto (ancora una volta), un pellegrinaggio al posto di un week end al mare, in montagna o semplicemente al posto di aria condizionata, serie televisiva e divano.
Ogni volta, sottolineato, ogni volta che la parrocchia propone un pellegrinaggio, la comunità risponde, per niente timidamente, ma mediamente con 5 bus…!
L’annuncio iniziale più o meno è sempre lo stesso: “per ora abbiamo bloccato un pullman; mano, mano vi facciamo sapere come procede!” quindi approccio “low profile” come si direbbe nel marketing senza alcuna leva di vendita tipo: “ultimi 5 posti affrettatevi!”
Roba da scatenare l’invidia anche alla più “santa” delle agenzia di viaggi!
Eppure, pensandoci bene ancora una volta, questo “SI” “ad alta voce” non è stato dato a delle “comode” proposte.
Nessuno ci ha promesso: “tranquilli sveglia tardi” perché effettivamente oggi la sveglia è stata prima del solito eppure alle 7.00, la maggior parte di noi era già all’appuntamento
Nessuno ci ha anticipato: “ci fermeremo all’autogrill per sosta pipì e caffè” ma nonostante sapessimo che per due ore non ci saremmo fermati, tutti noi (bimbi e persone adulte compresi) eravamo d’accordo pur di arrivare presto.
Nessuno ci ha “presi per la gola” con: “pranzo tipico nel famoso ristorante da…” perché i panini erano i nostri ma ad un certo punto sotto la pineta o sotto la tettoia ognuno condivideva o assaggiava, donava o scambiava.
In questo nostro sessantesimo, in cui grazie a Dio c’è chi c’era che racconta a chi ancora non c’era, c’eravamo in tanti, non tutti purtroppo.
Ma chi non c’era può dire di esserci stato, perché ognuno di noi ne ha portato un pezzetto con sé.
C’è stato un momento in cui più di tutti c’eravamo tutti, presenti e assenti.
Un momento in cui anche i presenti erano più presenti del solito ovvero presenti a sé stessi.
Dopo le confessioni, la messa e il pranzo, ci è stato chiesto di scendere nella cripta.
La temperatura piacevole e il silenzio ci hanno accolti.
Nonostante il gruppo numeroso, ognuno si è ben disposto in ordine come se avesse in mano un biglietto numerato e il posto a sedere con su scritto “riservato”.
La cripta era da noi riempita, colorata e da lui abitata: San Gabriele.
Nonostante l’elevato numero di persone, è stato naturale adeguarsi al silenzio.
Siamo rimasti lì, davanti a San Gabriele. In silenzio.
Semplicemente stavamo. Stavamo nel “qui ed ora” come poche volte in questo ultimo tempo ci capita di stare, nel “qui ed ora” dove i più fortunati sono abituati a stare, ma per chi ormai alberga nei “non luoghi”, così i sociologi definiscono i social, intelligenza artificiale e il mondo di internet, aimè per il “qui e ora” ci passa solo di sfuggita.
Fermi. In silenzio. In preghiera. In ascolto.
Per quel tempo, che non sappiamo quantificare perché non era importante chiederselo, abbiamo parcheggiato, nel posto auto sotto casa di fianco alle nostre automobili, tutte le nostre preoccupazioni.
In quel momento, i nostri pensieri, erano nella nostra cartella “posta inviata” ma contemporaneamente nella cartella “posta in arrivo” di San Gabriele.
Ecco, quel momento in cui eravamo presenti a noi stessi, eravamo ancora più presenti agli occhi degli altri e soprattutto a coloro che entravano nella cripta e la trovavano piena di Gesù Operaio, in silenzio…
Proprio qui qualcuno avrebbe potuto chiedersi se tutta questa partecipazione non fosse davvero un fenomeno su cui interrogarsi. E forse non è un caso che “fenomeno”, dal greco phainómenon, è ciò che appare, ciò che si manifesta.
E forse oggi abbiamo manifestato e si è manifestato in noi e negli altri … qualcosa.
Non sappiamo se chi ci ha guardati dall’esterno ci abbia riconosciuti “da come ci amiamo”, ma è difficile non accorgersi di un popolo che sa affidarsi, che si raccoglie, che si ferma in preghiera insieme.
In quel silenzio che ancora ci abita, si sta depositando una certezza: che nessuna lacrima andrà persa e che nessun biglietto, su cui oggi abbiamo scritto la nostra preghiera anche la più fragile e la più sgrammaticata, rimarrà “da leggere” oppure in “posta indesiderata”.
Grazie San Gabriele, avevamo bisogno di sentire di nuovo la tua storia, di scoprirne la semplicità e di farci fare ancora esperienza che da soli non ci si salva e che, per questo, abbiamo una comunità che ci dà ottime possibilità!
Al prossimo pellegrinaggio e … buon sessantesimo cari “compaesani” di questo VERO LUOGO che si chiama Gesù Operaio!

