Uniti Notizie 17/2024

“Al cuore della democrazia”: 50° Settimana Sociale dei Cattolici in Italia

“Al cuore della democrazia”: era questo il titolo della Settimana Sociale dei Cattolici in Italia che si è svolta a Trieste dal 3 al 7 luglio 2024. Ho avuto la grazia di parteciparvi, come Assistente spirituale dell’Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, di cui fa parte la nostra parrocchia di Gesù Operaio, e come responsabile del corso di formazione socio-politica che da tre anni offriamo soprattutto ai giovani delle scuole superiori di Monterotondo. È stata un’esperienza bella e molto arricchente!


Le Settimane Sociali sono una tradizione che risale al 1927 come prima edizione, e – tra alti e bassi legati ai diversi contesti storici – sono arrivate alla 50ima edizione. Il luogo scelto per svolgere questo appuntamento, preparato da quasi due anni di cammino che ha voluto coinvolgere i territori di tutte le diocesi italiane, è una città – Trieste, appunto – che sta al crocevia tra diverse culture: al confine tra Italia e Slovenia, ricorda i fasti dell’impero austroungarico e le tragedie delle due guerre mondiali. Oggi è passaggio obbligato per tanti immigrati che vengono dal Centro Europa o dall’est asiatico e vogliono cercare fortuna in Italia, percorrendo la tratta dei Balcani. Una città che ho apprezzato per la bellezza dell’architettura, che dialoga con lo stupendo mare, in particolare nella Piazza Unità d’Italia dove si sono svolti gli eventi più importanti (tra cui la messa conclusiva con papa Francesco) e che è aperta sul mare stesso, a suggerire speranza e bellezza anche per i sofferenti!

Abbiamo partecipato alle giornate in 1100 delegati, da tutte le Chiese locali d’Italia, ascoltando conferenze molto significative, proposte da professori, uomini e donne, capaci di esprimere ancora oggi il genio del pensiero cristiano dentro le questioni socio-politiche di grande attualità. Insieme a vescovi (ben 60!), preti e diaconi, ma soprattutto tanti laici e laiche, con una buona percentuale di giovani, abbiamo preso consapevolezza dell’urgenza di un impegno maggiore da parte dei cattolici per tornare a influire significativamente nella vita politica della nostra nazione e dell’Europa stessa. Sono stati il presidente della Repubblica Mattarella, facendo ampio riferimento alla Costituzione italiana, e il presidente della Conferenza Episcopale mons. Matteo Zuppi a dare il tono dei lavori, con i loro interventi il primo giorno, in cui hanno messo in guardia da facili scivolamenti populisti e richiamato alla responsabilità di tutti per costruire una democrazia dal basso. Mi ha colpito molto, in questi giorni, rendermi conto di come sia urgente rinnovare la coscienza che tutti siamo chiamati a dare il nostro contributo per vivere ed edificare un sistema democratico, che rispecchia storicamente i valori del vangelo, naturalmente fondandosi su una seria e vigorosa morale personale e comunitaria, che invece pare profondamente in crisi dentro i contesti pubblici (oltre che privati) del lavoro politico. Non sempre i cattolici sono formati e coinvolti in questa azione che sembra relegata a pochi, con il rischio di dare autorevolezza a sistemi di fatto antidemocratici e quindi antipopolari.

Nei giorni di Trieste, quello che ha colpito di più è stato il metodo con cui abbiamo svolto i lavori. Dopo le brevi ma intense relazioni, infatti, siamo stati organizzati in 44 gruppi, dentro i quali una complessa e accurata strategia di comunicazione e ascolto reciproco ci ha portati a cercare di raggiungere delle proposte che fossero quanto più espressione del sentire di tutti. Una webapp appositamente predisposta ci ha aiutato a lavorare. A dire il vero, in qualche momento è parso un processo fin troppo complicato e meticoloso, ma lo stile che ha suggerito – molto vicino a quello della conversazione spirituale, che il Sinodo sta promuovendo in tutte le Chiese – è parso adeguato per la capacità di mettere alla pari persone di ogni provenienza e con diverse vocazioni. Il dialogo è la vera arte della democrazia: abbiamo ringraziato i nostri facilitatori per lo sforzo fatto nel portarci verso un sentire comune, che sarà espresso nel testo conclusivo, previsto per il mese di settembre 2024.
L’altra bella novità di questa edizione della Settimana sono stati gazebi e i punti di ritrovo che hanno invaso le piazze di Trieste. La città si è colorata della presenza di rappresentanze delle diocesi, che hanno fatto conoscere a turisti e cittadini le “buone pratiche” presenti (e sono davvero tante, considerando che quelle arrivate erano solo una minoranza di tutto il bene che si fa in Italia, alla luce del Vangelo!). Nelle piazze, ogni giorno si sono potuti ascoltare dibattiti o partecipare a conferenze che hanno portato i grandi temi della democrazia alla portata di tutti. Con lo stesso scopo, gli spettacoli serali, di grande spessore artistico, hanno aiutato a far comprendere che i cattolici sono davvero presenti nel tessuto sociale della nostra patria, con voglia di partecipare attivamente ancora!

È stato anche il richiamo finale di papa Francesco, giunto a sostenere questo intento, e a sollecitare l’impegno della CEI e del Comitato scientifico, intenzionato a continuare nella proposta formativa e nella rete di sostegno reciproco per il futuro. Ce n’è bisogno, considerando il problema cruciale attualmente vissuto dall’elettore medio cristiano, che in Italia – e all’estero – non trova un partito o una famiglia politica che esprima in pienezza i valori e i principi etici a cui ci orienta la nostra fede. La questione, posta in luce da un apposito spazio di confronto che ha visto riuniti i circa 40 amministratori comunali e provinciali presenti all’evento, risulta di estrema attualità. Primo impegno per tutti: non ritirarsi mai dai luoghi dove si esercita e si costruisce la democrazia, che sono i seggi elettorali, ma anche – come ha spiegato un professore – la gestione dell’amministrazione comunale e la scuola pubblica!


Un’ultima nota: credo che il carisma ottoriniano non possa che sentirsi coinvolto in questi spazi di partecipazione e di interesse, per una fede incarnata e impegnata nel tessuto sociale della gente. Non è pensabile una pastorale diaconale che non prenda a cuore questi temi. Da qui, una domanda che mi sono riportato a casa: come rendere accessibile a tutti i battezzati la ricchezza di quanto ricevuto, per favorire un impegno più consapevole e autentico alla vita della città, come cristiani?

P. Luca Garbinetto

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