Testimonianza di un viaggio a Buenos Aires (agosto 2024)
Siamo Federico e Marzia di Vicenza, entrambi prossimi ai 50 anni e genitori con due figlie in piena adolescenza e questa estate abbiamo deciso di regalarci una vacanza speciale in quanto segnava la fine positiva di due percorsi: l’ordinazione diaconale e il cambio lavoro di Federico nonché la ricorrenza del nostro 18esimo anno di matrimonio. Abbiamo deciso di andare a trovare il nostro caro amico Jorge Luis che negli ultimi anni abbiamo avuto modo di conoscere alla Casa Immacolata a partire dal 2018 e che negli anni successivi è sempre venuto a trovarci a Vicenza: ci piaceva l’idea di poter ricambiare la visita!
Purtroppo pochi giorni prima della partenza abbiamo ricevuto la brutta notizia che Jorge Luis era ricoverato in condizioni grave ma anche che i suoi confratelli, anche se non ci conoscevano, erano comunque disponibili ad accoglierci. Abbiamo quindi deciso di partire con animo libero da aspettative e con il desiderio di stare vicino al nostro amico.
Fin dall’arrivo in aeroporto siamo stati accolti in modo caloroso da alcuni amici dei padri (facenti parte degli Amici don Ottorino) i quali si sono resi disponibili a trasportarci al seminario a Don Torcuato dove abbiamo alloggiato per due settimane. Abbiamo quindi conosciuto Juan Carlos e poco dopo anche Luis Carlos accorso dal Paraguay in sostegno alla comunità.
Per due settimane abbiamo potuto condividere la vita quotidiana con i padri della PSSG che ci hanno aperto il cuore e raccontato le molte iniziative e progetti realizzati nel corso degli anni dai vari diaconi e padri che si erano susseguiti con l’aiuto degli abitanti del quartiere ancora oggi molto riconoscenti.
Siamo stati accompagnati da Susanna nella visita alla scuola di avviamento al lavoro “El Telar”, da Lorena alla visita all’asilo dell’Infanzia, al Centro di Educazione Complementare (CEC) e al centro sportivo intitolato a Don Ottorino Zanon (ndr: molto suggestiva la scritta Ottorino Zanon sul fondo della piscina).
Padre Juan Carlos tra i suoi mille impegni ci ha regalato un pomeriggio per accompagnarci a visitare le tre cappelle della parrocchia di Don Torcuato e con esse anche le persone volontarie che si dedicano alla cura delle varie attività collegate (coro, catechismo, lettori, abbellimento della Chiesa, etc.)
Con padre Luis Carlos abbiamo avuto la possibilità di conoscere il quartiere più povero della parrocchia “Bancalari” grazie alla mediazione della signora Hilda che ci ha permesso di addentrarci nelle vie strette del “barrio”.
Tutte le giornate sono state accompagnate dalla celebrazione eucaristica nelle varie chiese e alla preparazione e condivisione dei pasti insieme. In un paio di occasioni siamo stati ospiti di famiglie del quartiere che ci hanno aperto la loro casa e condiviso la tavola con i loro parenti e amici trascorrendo momenti di allegria e cantando insieme accompagnati dalla chitarra. Abbiamo anche partecipato anche ad un Bingo parrocchiale svolto, per emergenza meteo, all’interno della Chiesa di San Gaetano.
Abbiamo apprezzato molto la liturgia eucaristica presieduta dai padri che insieme al coro, ai ministranti, ai lettori e ai ministri straordinari dell’eucarestia hanno coinvolto l’assemblea riunita, rendendo tangibile la bellezza della concelebrazione comunitaria.
Con l’arrivo di padre Luca abbiamo avuto modo di visitare in giornata la città di Buenos Aires grazie alla disponibilità di Susana e di Antonio che ci hanno anche accompagnato a visitare alcuni posti caratteristici della cittadina di Tigre come il Puerto de Frutos e la navigazione sul fiume Sarmiento.
Con padre Lucio abbiamo avuto modo di conoscere meglio la persona di don Ottorino, anche attraverso i vari aneddoti che accompagnano la vita del venerato raccontati da padre Luca il quale ci ha poi parlato anche della “famiglia carismatica” e della possibilità che possa aprirsi anche i diaconi diocesani permanenti. Gli ultimi due giorni sono stati dedicati alla visita turistica del centro di Buenos Aires: una grandiosità di edifici e spazi aperti, retaggio di un passato glorioso che stride con un presente fragile, multietnico e con povertà visibili e abitato da persone belle.
Pochi giorni prima della partenza abbiamo avuto la grazia di riuscire a incontrare p. Jorge Luis in ospedale essendo la sua situazione clinica migliorata in modo veloce e inaspettato.
In queste due settimane abbiamo respirato “aria di famiglia”, vissuta nella gentilezza dei piccoli gesti, sentendoci parte della comunità dei padri di San Gaetano e ricevendo l’affetto sincero dei parrocchiani che ci hanno dimostrato la loro amicizia.
Trovarsi a 11.000 km da casa, senza figlie, genitori, fuori dalla tua zona di confort, in un paese dove non conosci la lingua, insieme a persone che ancora non conosci bene ma che senti di poterti fidare, la quotidianità assume una nuova prospettiva. Molti parrocchiani erano stupiti dal fatto che non avremmo visitato le bellezze naturalistiche della terra argentina ma che eravamo venuti a Don Torcuato per stare in quel posto. In realtà io e Marzia sentivamo il desiderio profondo di vivere un’esperienza nuova che ci permettesse di far rivivere nuovamente relazioni profonde, appaganti e libere, per quanto possibile, da logiche di uso e di scambio. Quando guardi il mondo con questo desiderio, il mondo cambia. E allora gli sguardi, i sorrisi, il mate (bevanda tipica argentina) offerto come gesto di amicizia, le piccole avventure della giornata acquistano un senso perché diventano strumento per avvicinare e non più il resto di qualcosa, diventano “le briciole che cadono dalla tavola” (Mt 15,27) e che saziano. Mentre scrivo queste righe rivivo ad esempio lo sguardo guizzante di padre Lucio e la sua contentezza per il risotto ai funghi cucinato da Marzia, lo vedo seguire attento e silenzioso i discorsi durante la cena, ricordo le due stole colorate che Juan Carlos mi ha donato (a nome anche di Jorge Luis), i momenti difficili che i padri hanno vissuto in quei giorni e le risate con Luis Carlos quando io e Marzia abbiamo provato per la prima volta l’amarezza del mate.
In queste settimane il tempo è scorso lentamente e siamo stati molto colpiti dagli sguardi delle persone che incrociavamo. I bambini del Jardin nella loro spontaneità ci hanno conquistato e ci siamo ritrovati con loro ad essere compagni di giochi.
Come diacono mi sono sentito parte di ciò che vivevo anche se dal punto di vista liturgico, non parlando lo spagnolo, ho preferito non concelebrare. L’immagine e l’ambito nel quale opera il diacono nella nostra diocesi è molto diverso dal contesto che abbiamo trovato a Don Torcuato: il racconto di quanto svolto dai diaconi della PSSG, la memoria delle persone che abbiamo incontrato, la stima e l’affetto dei confratelli orientano lo sguardo e ispirano il cuore oltre alla mera disponibilità al servizio, per riscoprire l’essenza della sequela a Gesù tramite l’attenzione ai più piccoli.
La Parola si è fatta presente, e grazie all’intuizione di Marzia che ne ha colto la prospettiva, per la prima volta ci siamo accorti che la Parola ci accompagnava e illuminava le nostre esperienze quotidiane dando significato al nostro vissuto: ci seguiva e noi cercavamo di seguirla. In almeno tre occasioni abbiamo constatato con meraviglia come agli eventi vissuti in una giornata, e alle riflessioni e domande che ne seguivano, il giorno successivo incontravamo nell’ascolto e nella recita delle Letture del giorno riscontri puntuali, riferiti al giorno precedente, che confermavano o svelavano nuovi significati. Il tutto in modo molto semplice. Ad esempio all’indecisione di rivivere l’esperienza con i fanciulli del CEC e del Jardín vissuto il giorno precedente, il testo evangelico di Matteo (Mt 18, 1-5) “se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” ci ha illuminato sul fatto che non fosse richiesto di vivere nuovamente l’esperienza con i bambini (e con essi lo stupore e la meraviglia) ma di riscoprire l’esperienza dell’affidarsi al Padre e di vivere il nuovo giorno con la fiducia che saremmo stati comunque accompagnati.
Partiti con l’idea di fare una vacanza speciale abbiamo vissuto una esperienza di vita che ci ha arricchiti dal punto di vista umano e spirituale e siamo tornati a casa con la gioia di sapere che il nostro amico Jorge Luis stava meglio. Vi invitiamo tutti a fare anche voi un esperienza in missione, con i PSSG!
Marzia e Federico

