Sono Anna Rita Petrillo, vivo a Monterotondo, insegno matematica e fisica presso il liceo scientifico statale della mia città.
Sono un’Amica della Famiglia di don Ottorino.
Inizio ricordando un momento importante della mia vita, quando nel 2019 ho fatto la Promessa all’Assemblea degli Amici di Capaccio prendendomi così il mio impegno per quattro anni.
Da quel momento è maturata in me sempre di più la consapevolezza che integrare fede e vita è per me un bisogno fondamentale, in particolare ho desiderato impegnarmi a portare Gesù ai giovani, ai ragazzi della mia scuola e di testimoniare l’Unità nella carità anche con gli adulti.
Ho sentito questo impegno come qualcosa di molto concreto, quella concretezza di cui parla don Ottorino e di cui si parla nella Carta d’Identità della Famiglia, concretezza che caratterizza la nostra Famiglia Carismatica.
Nel lavoro e in particolare nel mio lavoro che è la scuola, si può testimoniare sempre e comunque Gesù, ma dopo la promessa era arrivato per me il momento di uscire allo “scoperto”.
Torno un po’ indietro.
Nel 2010 ho conosciuto la Famiglia partecipando all’Assemblea a Loreto, nel 2011 don Giampietro mi ha invitata a fare un corso di formazione in parrocchia Teen Star per educare all’affettività e alla sessualità e sono stata combattuta per molto tempo se riproporlo o meno nella mia scuola.
Presa da molte incertezze, paure e dubbi ho lasciato stare, ma far sentire una voce diversa ai ragazzi, far conoscere Gesù è diventato il mio “pallino”.
Nel 2019 è arrivato quindi il momento di fare qualcosa. Ricordo quando don Luca mi ha proposto di contattare i docenti delle scuole superiori di Monterotondo per un cammino insieme che avrebbe portato a qualcosa che neanche noi immaginavamo e sapevamo a cosa portasse. Ci siamo lasciati guidare dallo Spirito.
Ho iniziato a invitare colleghi che non frequentavo da anni, colleghi che conoscevo da poco, colleghi che frequentavo sporadicamente, ma che avevano una caratteristica che percepivo molto bene “innamorati” dei ragazzi, del loro lavoro ma soprattutto di Gesù.
Questa prima fase è stata impegnativa perché ho dovuto fare delle scelte, ci ho pregato molto cercando di capire quale fosse la volontà di Dio su di me.
Il gruppo è man mano cresciuto e da una decina siamo diventati una ventina e poi anche di più, in questi sei anni, ogni docente ha invitato qualcuno, e tutti ne hanno tratto beneficio.
Si chiama Alleanza scuola-parrocchia, un’alleanza tra docenti testimoni di Gesù e la parrocchia che insieme si formano, pregano, discutono, si confrontano e poi portano Gesù con la loro vita in classe, a scuola tra gli studenti e a tutto il personale.
Hanno scoperto la bellezza di vivere alla luce della Parola il loro lavoro, sempre più presenti e fedeli con il desiderio di testimoniare la presenza di Gesù nella loro vita.
L’esperienza si sta espandendo anche in altre città, in particolare a febbraio di questo anno con un gruppo di colleghi siamo andati a Vicenza a conoscere i luoghi ottoriniani e soprattutto per fare amicizia con i docenti dell’Istituto san Gaetano portando la nostra esperienza. Siamo stati accolti con grande affetto da tutti, dai religiosi e dai ragazzi della scuola che hanno messo a nostra disposizione le loro competenze in cucina. Un momento di grande comunione.
Così anche un gruppo di insegnanti di Vicenza è partito, hanno già fatto tre incontri e vedremo a quante cose belle porterà. Ora sta per partire anche Crotone.
La prossima sfida a Monterotondo?
Aprire il gruppo ai docenti delle elementari e delle medie e portare l’esperienza ad altri gruppi tra le comunità italiane e non solo.
I giovani in parrocchia
Questa Alleanza ha permesso e facilitato un’altra esperienza quella del coinvolgimento dei giovani al Corso sociopolitico della Diocesi che è giunto al terzo anno.
Dallo scorso anno l’abbiamo fatta diventare un’attività di P.C.T.O. (Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento) regolarmente proposta nelle scuole superiori di Monterotondo con attestato finale e riconoscimento delle ore.
Tutto questo in collaborazione con la Diocesi e con Don Luca. Abbiamo una convenzione che rinnoviamo ogni anno.
Gli studenti invitati hanno accettato di partecipare e di fare anche una relazione sui temi proposti a fine anno.
Abbiamo accolto giovani alunni di tutte le religioni, talvolta atei, talvolta diffidenti e proposto loro temi riguardanti l’immigrazione, la condizione delle carceri, hanno potuto ascoltare testimonianze e mi piace pensare che hanno fatto un’esperienza concreta e diretta che non tutto ciò che ruota intorno alla parrocchia è noioso e poco interessante.
I ragazzi ci hanno dato un riscontro positivo sulla qualità degli interventi, ma la cosa più bella e che per alcuni di questi giovani l’attività e l’esperienza vissuta diventerà il loro Capolavoro dell’anno
(un prodotto dello studente che lo ha caratterizzato nell’anno scolastico).
A scuola sono anche tutor orientatore per cui ho seguito una ragazza che ha apprezzato molto il percorso sull’immigrazione e le carceri, ha poi ha fatto l’esperienza della “Penny Wirton”, scuola di italiano per stranieri, associazione laica di Monterotondo e tutto questo lo racconterà all’Esame di Stato.
Fare Unità è anche questo, sollecitare i giovani a vivere cose belle e fare esperienze belle. “La bellezza salverà il mondo” e davvero illumina i giovani.
La Parrocchia a scuola
Dallo scorso anno abbiamo realizzato un altro progetto: La luce della bellezza.
Sono due anni che invitiamo a Monterotondo il diacono Claudio Savi, cappellano del carcere di Opera di Milano, a scuola per fargli raccontare la sua esperienza e in particolare per far sentire la voce dei detenuti ai ragazzi mediante lettere inviate dai detenuti stessi, con l’aiuto degli insegnanti gli alunni rispondono alle lettere.
Un progetto di educazione civica che racconta e testimonia vite incredibili.
Claudio è medico, primario di cardiologia, diacono e cappellano del carcere.
Come spiegare ai ragazzi il diaconato in modo più semplice e concreto di così?
Le risonanze sono state molto positive.
Lo scorso anno qualche collega ha avuto qualche pregiudizio… diacono, cappellano… parole che in una scuola pubblica spesso sono legate alla Chiesa e non sempre viste di buon occhio.
Quest’anno molte colleghe atee e soprattutto anticlericali erano in prima fila!
Penso che come dice Papa Francesco ognuno di noi è una chiesa e ovunque va, ovunque sta, qualunque cosa fa, può testimoniare Gesù e come dice don Ottorino anche con un po’ di creatività. Bisogna avere il coraggio di portare Gesù ovunque e se ci si sente chiamati agire anche pubblicamente.
Agire pubblicamente in ambienti lontani dalla Chiesa e dalla parrocchia è un percorso al quale arrivare, non per nulla scontato per questo l’Alleanza con i docenti ha creato un clima che ha innescato e facilitato molto i processi. Non a caso ci si fa “santi insieme”.
Anna Rita



