Lauro Paoletto, autore di questo articolo, è legato alla Famiglia di don Ottorino da grande amicizia, anche per ragioni familiari (nipote di don Piergiorgio Paoletto e cugino di don Luca). Appartenente all'Azione Cattolica, ha diretto per vari anni il settimanale della diocesi di Vicenza e ha partecipato come delegato alla Settimana Sociale.
Fare un bilancio della 50.ma Settimana Sociale che si è celebrata a Trieste lo scorso luglio non è semplice: moltissimi gli stimoli offerti, i segnali di speranza raccolti, le piste proposte da percorrere, le possibilità rese disponibili per aprire processi da condividere e continuare nella propria comunità.
Avvio di un processo
Per non disperdere tutto questo e fare che rimanga solo un’esperienza, per quanto intensa, limitata a pochissimi, è essenziale che questi giorni triestini siano visti e interpretati come l’avvio di un processo. Non si tratta dunque di un’esperienza che si è esaurita in sé stessa e neppure un condensato di nozioni da assumere come verità date affidate alle singole delegazioni, ma piuttosto l’inizio, o sarebbe più corretto dire il rilancio di un percorso a servizio del proprio Paese che riguarda tutti e in particolare quanti si riconoscono nella stessa fede in Gesù Cristo morto e risorto. Non è, infatti, una scoperta di oggi da parte dei cattolici in Italia la passione per la costruzione della città dell’uomo come elemento costitutivo della propria fede incarnata in una storia e in un luogo precisi. La storia del nostro Paese è, da questo punto di vista, ricchissima di esempi e percorsi di cattolici che hanno servito l’Italia, giungendo in taluni casi a dare anche la vita. E anzi si può affermare, senza timore di smentita, che il contributo dei cattolici alla costruzione della democrazia in Italia è stato assolutamente decisivo e fondamentale. C’è quindi una storia ricca e di grande significato in cui il cattolicesimo italiano si inserisce oggi.
I cattolici in politica sono ancora una grande risorsa
Ecco, dunque, un primo elemento che è emerso in modo chiaro a Trieste e che va ricordato: i cattolici in Italia sono ancora capaci di pensiero, di dibattito, di ricerca. È finita la stagione dell’unità politica dei cattolici, ma l’impegno e la dedizione di molte donne e uomini per il proprio Paese non è venuto meno. Certo si è ridefinito, le difficoltà non sono mancate, ma non è venuto meno l’impegno e le presenze durante la 50.ma edizione della Settimana Sociale lo testimoniano in modo importante. Non è certo tutto e tutto questo non risolve i problemi che ci sono anche dentro la comunità cristiana nel pensarsi in rapporto con la città e più in generale con la politica. Ma questa presenza e la qualità degli interventi che si sono alternati a Trieste dicono già qualcosa da non sottovalutare: indica da un lato che lo Spirito continua a soffiare e dall’altro le potenzialità che, in particolare il laicato cattolico, porta con sé. Come già è avvenuto nella storia del nostro Paese i credenti sono chiamati ancora a dare un contributo qualificato e decisivo al cammino della nostra democrazia.
Democrazia è questione di metodo e il metodo è contenuto
Nel corso dei lavori si è sentita grande consapevolezza dei problemi, delle mancanze, degli errori ma non ci si è concentrati su questo. Si è partiti dai segni di speranza, dalle tante testimonianze quotidiane di coraggio, di accoglienza, di fedeltà al Signore pur tra mille ostacoli. Diciamo che si è ascoltato l’invito in apertura del cardinale Zuppi di resistere alla tentazione di dedicarsi a fare un rosario di lamentazioni. Un invito utile anche oltre Trieste e che dovremmo portare nelle nostre comunità
Parlando di democrazia, l’esperienza dei gruppi di lavoro ha confermato con forza che democrazia è questione di metodo e che il metodo è contenuto: capacità di ascolto, riconoscimento dell’importanza della pluralità di voci che non sono mai un problema ma una risorsa, accoglimento del confronto anche nella sua inevitabile fatica, rinuncia alle deleghe in bianco a qualcuno per alimentare la partecipazione, accettazione della fatica per giungere ad una sintesi condivisa.
Significativo contributo femminile e coinvolgimento dei giovani
L’altro elemento su cui hanno insistito in modo forte soprattutto Papa Francesco e il cardinale Zuppi è che la democrazia riguarda tutti, non esclude nessuno, tutti vanno accolti, con qualsiasi passaporto. Parole chiare, non polemiche ma concrete, sulle quali chissà che prima o poi si decida di uscire dall’approccio ideologico per un confronto serio e vero su tutto questo.
La 50.ma Settimana ha visto un significativo e qualificato contributo femminile sia nel presiedere i lavori che nell’offrire contenuti e poi ha visto un concreto coinvolgimento dei giovani… e chissà che tutto questo diventi quotidianità di vita nelle nostre comunità.
La cura della democrazia richiede formazione costante
I grandi orizzonti tracciati a Trieste hanno richiamato anche la responsabilità di ciascuno e di ogni realtà ecclesiale evidenziando come la cura della democrazia non si improvvisa, ma richiede anche formazione costante e approfondimento. Non si tratta di tornare alla stagione delle Scuole di formazione sociopolitica degli anni ’80 che animarono molte diocesi nella ricerca di nuovi percorsi di partecipazione politica matura, ma certamente qualche segnale a questo riguardo va dato. La competenza non è un di più, come magari qualcuno in un certo frangente ha pensato, ma un prerequisito fondamentale per poter abitare in modo responsabile e adulto questo tempo e queste città. Le sfide che abbiamo di fronte come cittadini e credenti sono enormi e non possiamo certo permetterci l’improvvisazione. Rispetto al passato, oggi i credenti sono presenti in tutte le formazioni politiche e dunque la formazione non può prescindere da questo e dalla necessità di esercitarsi al dialogo e al confronto, modalità che per essere reali ed efficaci non possono basarsi solo su appelli esortativi ma richiedono un approccio rigoroso e non strumentale, un metodo preciso e corretto.
La Settimana sociale non è finita con la Messa presieduta dal Santo Padre, anzi la benedizione finale è stata in qualche modo un mandato a giocarci con coraggio nella ferialità delle nostre città, delle nostre parrocchie per fare in modo che l’Italia tutta sia più ricca di umanità, più capace di porre segni di pace, di giustizia, di accoglienza.
Questa è la rotta che viene da Trieste e che chiama in causa ogni credente e ogni nostra comunità. L’invito è a continuare a camminare nella consapevolezza che non siamo soli.
Lauro Paoletto



