Il carisma ottoriniano può essere inspiratore e promotore di nuove prospettive di partecipazione che riguardano direttamente la vita sociale e politica.
La nostra presenza alla Settimana Sociale
Ho avuto l’opportunità di partecipare, come assistente spirituale dell’Ufficio di pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Sabina-Poggio Mirteto (di cui fa parte la nostra parrocchia di Gesù Operaio, a Monterotondo) e quindi come delegato diocesano, alla 50.ma Settimana Sociale dei Cattolici in Italia.
Mi è parso un dono prezioso far parte dei circa 1100 delegati in questo evento, al quale, in altre occasioni, ho guardato con interesse e curiosità. Mi sembra che i temi legati alla vita sociale e politica del nostro Paese siano inevitabilmente connessi con il nostro carisma ottoriniano, e la Carta di Identità della Famiglia di don Ottorino, scritta durante l’Assemblea generale del 2022 e approvata dal X Capitolo della Congregazione, lo conferma chiaramente. Il numero 9 della Carta, infatti, dentro il capitolo dedicato alla “Vocazione” dei membri della Famiglia carismatica, recita così:
“Dio Padre invita i membri della Famiglia di don Ottorino a praticare loro per primi e ad insegnare poi ad amarlo con tutto il cuore, ad amarsi a vicenda come Gesù ci ha amati, e ad attuare la congiunzione tra la vita quotidiana e il fine ultimo, nella fede e nel servizio, offrendo così il ‘culto spirituale’.”
Il testo cita la Regola di Vita della Congregazione, al numero 8 delle Costituzioni, che a sua volta fa riferimento alla Carta di Fondazione, cioè alle intenzioni stesse espresse da don Ottorino nel discorso di apertura del 1° Capitolo generale, l’unico a cui egli ha partecipato. Siamo nel 1968, e tanta acqua è passata sotto i ponti. Ma l’essenza della vita cristiana e del nostro carisma rimane freschissima ed è sempre la stessa: si tratta di portare Gesù nella vita di tutti i giorni, o meglio, di riconoscerlo presente e vivo nelle vicende quotidiane della nostra esperienza umana.
Il culto spirituale: congiungere la vita quotidiana e il fine ultimo
“Congiungere la vita quotidiana e il fine ultimo” è scopo affascinante del cammino di santità a cui siamo chiamati. L’espressione, propria del fondatore, traduce in linguaggio ottoriniano l’idea del “culto spirituale” proposta da San Paolo nella Lettera ai Romani (12,1). Nasce da alcune consapevolezze di fede: la prima è che a Dio interessa il mondo, di cui facciamo parte, anzi che Lui lo ama; la seconda è che per salvare questo mondo, amato ma ferito, Dio ha inviato il suo Figlio, che si è incarnato e ha dato la vita per noi; la terza è che il mistero dell’incarnazione continua proprio in questo mondo nella presenza della Chiesa, che è Corpo di Cristo nella storia.
Questo, in breve, l’orizzonte di riferimento che ci fa sostenere l’opportunità di essere presenti anche noi, membri della Famiglia di don Ottorino, dentro le dinamiche di riflessione, di ricerca, di condivisione che la Chiesa italiana mette in atto per rispondere alle attese del mondo di oggi, ancora assetato di Dio, come diceva don Ottorino, anche se non sempre secondo i canoni e gli schemi da noi abitualmente riconosciuti come propri di chi è un ricercatore del “fine ultimo”.
La Settimana Sociale e il nostro carisma
La Settimana Sociale si inserisce in un percorso ormai centenario del dibattito socio-politico dei cattolici in Italia, che ha dato come principale frutto il contributo essenziale alla stesura della Costituzione, che regge il corpo fragile della nostra democrazia. Quella di Trieste è stata una Settimana preparata con una grande convergenza di lavori previ, svolti nei territori, e favoriti dalle tecnologie moderne. Si è messo a tema proprio il sistema democratico, perché si è consapevoli – e lo hanno ribadito anche il presidente della Repubblica Mattarella e il Santo Padre Francesco, ospiti illustri per aprire e chiudere l’evento – che la democrazia non è una conquista che si realizza una volta per tutte e che quella italiana (ed europea) vive un momento delicato di sofferenza.
Alcuni aspetti dei giorni friulani mi hanno fatto sentire particolarmente “al mio posto”, partendo dai tratti caratteristici del nostro carisma.
Innanzitutto, la varietà di vocazioni presenti nella grande assemblea dei convocati. Già dal Comitato tecnico organizzativo, fino alle delegazioni stesse, si è voluto favorire la diversità delle voci in un clima di uguaglianza e di condivisione fraterna, per cui eravamo seduti insieme e alla pari vescovi, presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, laici e laiche. In particolare, si è data attenzione a favorire una presenza consistente di giovani e di donne, voci da ascoltare con sempre maggior cura nel contesto sociale e culturale, oltre che ecclesiale. Mi sono trovato a mio agio, in questo mosaico di volti, nella ricerca comune dell’unità nella carità.
Ho apprezzato, poi, che le relazioni principali che hanno sollecitato il dibattito siano state fatte da uomini e donne competenti, e capaci di coniugare veramente uno sguardo illuminato dal vangelo con seria e curata professionalità. La laicità nella Chiesa è una dimensione che apre orizzonti di speranza, per il popolo di Dio che deve saper dialogare con chiunque senza nascondersi dietro forme di clericalismo o di pretenziosa autorità ormai obsoleta. Abbiamo cose belle e profonde da dire, sensate e fondate. Come Famiglia di don Ottorino, siamo stimolati a dare spazio ai nostri Amici, che molto possono insegnarci su “come si sta al mondo da cristiani”!
La dinamica della Settimana Sociale
La dinamica proposta per i lavori in plenaria ha avuto come obiettivo quello di ascoltare il più possibile tutti e di far arrivare le idee e le opinioni di ciascuno al tavolo delle sintesi finali. Visto l’alto numero dei partecipanti, si è reso necessario l’utilizzo di un complesso sistema, favorito dall’uso di un’app appositamente studiata. Allenarsi a questi nuovi modi di interagire è sempre una bella avventura, che avrebbe certamente appassionato il nostro don Ottorino! Ma la cosa più importante è stato lo sforzo, coordinato da giovani moderatori, di ascoltarsi l’un l’altro con interesse e partecipazione. Questo stile, tipicamente sinodale, richiama fortemente la modalità con cui la nostra Famiglia prova a intessere rapporti di fratellanza e ad avviare processi pastorali, per esempio con la pratica carismatica dell’Impegno di Vita. Il discernimento comunitario, sperimentato nella Settimana, è per noi un tratto costitutivo, sebbene non sempre facile da compiere.
Piazze della democrazia
Altro aspetto che ha richiamato chiaramente i tratti di una modalità diaconale di presenza nel mondo sono state le cosiddette “Piazze della democrazia”, accanto agli stand delle “Buone pratiche” che hanno invaso la bellissima Trieste per giorni, mostrando così apertamente il volto di una Chiesa interessata e attiva nei tessuti sociali e culturali di ogni giorno. La Chiesa missionaria, che è attenta alle dinamiche della vita civile e politica, si è rivelata, richiamando tante iniziative di cui anche noi siamo o possiamo essere protagonisti, se vogliamo tradurre in pratica la vocazione diaconale che ci caratterizza come Famiglia. Uscire dalle sacrestia per seminare germi del Regno in ogni angolo del mondo è prassi davvero evangelica: è bello sentirsi sollecitati proprio dai fratelli e sorelle di ogni parte d’Italia a dare il nostro contributo con coraggio per essere fedeli al battesimo e al carisma ricevuti in dono!
don Luca Garbinetto



