Come Amici di don Ottorino ognuno di noi vive la responsabilità di portare nel mondo la luce del Vangelo attingendo a piene mani dal carisma di Gesù Sacerdote Servo.
Quando si parla di impegno dei laici nella chiesa e nel mondo, non possiamo non fare riferimento all’esortazione apostolica “Christifideles laici” pubblicata il 30 dicembre 1988, frutto e compendio della dottrina elaborata dal Sinodo dei vescovi del 1987.
Questo impegno assume un ruolo di ancora maggior rilievo se facciamo riferimento al cammino sinodale che tutti noi stiamo percorrendo, giunto alla terza fase, quella profetica, in quanto questo cammino non può prescindere dalla riflessione e dall’approfondimento della vocazione e della missione dei laici.
Il rischio che maggiormente incombe su ogni cristiano, è quello ben evidenziato al punto 2 del primo paragrafo dell’esortazione apostolica citata in premessa: “legittimare l’indebita separazione tra la fede e la vita, tra l’accoglienza del Vangelo e l’azione concreta nelle più diverse realtà temporali e terrene”.
Affinché non si cada in questa tentazione è importante mettere al centro l’unità del disegno salvifico divino e il giusto rapporto tra natura e grazia, affinché la Chiesa e il mondo non appaiano come due realtà contrapposte nelle quali il cristiano laico agisce alternando i vari momenti della vita (ora prego, ora faccio l’insegnante; ora partecipo a una riunione del consiglio economico, ora preparo da mangiare; ecc.).
Giovanni Paolo II aveva insistito sull’importanza dell’unità di vita per i fedeli laici “Nella loro esistenza non possono esserci due vite parallele: da una parte, la vita cosiddetta “spirituale”, con i suoi valori e con le sue esigenze; e dall’altra, la vita cosiddetta “secolare”, ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell’impegno politico e della cultura. Il tralcio, radicato nella vite che è Cristo, porta i suoi frutti in ogni settore dell’attività e dell’esistenza” (ChfL 59).
I battezzati sono inseriti a pieno titolo nel contesto temporale in cui vivono, perché l’esistenza di un cristiano è per se stessa anche una esistenza storica. Di qui la duplice appartenenza dei battezzati: alla Chiesa e alla società.
Come Amici di don Ottorino ognuno di noi vive la responsabilità di portare nel mondo la luce del Vangelo attingendo a piene mani dal carisma di Gesù Sacerdote Servo e tocca ad ognuno di noi portare la fede a chi non ce l’ha.
Don Ottorino in una meditazione affermava: “Qualcuno potrebbe dire ‘Io non sono andato davanti al Signore per farmi frate e neppure prete e allora a me non tocca questo compito!’. Nossignore, tu sei cristiano e tocca anche a te.”
È questo l’assunto che dovremmo avere sempre presente, ovvero che da noi dipende la salvezza del fratello che ci sta accanto.
Quindi il nostro essere laici che testimoniano l’annuncio del Vangelo nel mondo, è vivere un’esistenza in cui non esiste separazione tra ciò che si professa e ciò che si vive: solo in questo modo diventiamo strumento concreto per portare la fede a chi non ce l’ha, certi che Gesù è morto e risorto per tutti noi.
Tiziana e Antonio



