La vocazione della Famiglia di don Ottorino
Video commento al terzo capitolo
LA VOCAZIONE DELLA FAMIGLIA DI DON OTTORINO
“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3, 16).
8 – I membri della Famiglia di don Ottorino sono chiamati a contemplare, vivere e promuovere il mistero di Gesù sacerdote servo. Sono chiamati a fare di Cristo il cuore pulsante della propria vita e il cuore pulsante della vita del mondo.
«Gesù deve divenire per te una persona sempre presente, conosciuta, amata, seguita incondizionatamente. Lo devi sentire vicino al mattino appena apri gli occhi al nuovo giorno e lo devi salutare con gioia come lo sposo saluta con gioia la sposa al mattino prima di incominciare la sua giornata.
Lo devi informare ed interrogare nel tuo lavoro apostolico. Dalla sua luce devono emanare i tuoi pensieri, parole ed azioni. Dinanzi a lui devi sentirti miserabile per i peccati commessi, confuso per le grazie ricevute e divino per la missione ed il potere a te affidato.
Alla sera con lui chiuderai la giornata, nell’intimità della tua stanza, come babbo e mamma dopo di aver messo a dormire i bambini, godendo l’intimità familiare, commentano i fatti del giorno e maturano con gioia i loro progetti per l’avvenire.
Se tu non riuscirai ad avere un tale intimo contatto col Cristo, vivendo in stretta unione con lui fino a poter dire con Paolo “Sì, io vivo, ma in me vive Cristo” (cfr. Gal 2, 20), non sarai il Cristo vivente e perciò comprometterai la tua missione tra i fratelli».[8]
9 – Dio Padre invita i membri della Famiglia di don Ottorino a praticare loro per primi e ad insegnare poi ad amarlo con tutto il cuore, ad amarsi a vicenda come Gesù ci ha amati, e ad attuare la congiunzione tra la vita quotidiana e il fine ultimo, nella fede e nel servizio, offrendo così il “culto spirituale”.[9]
Il dono che la Famiglia di don Ottorino ha ricevuto è sempre attuale e necessario, perché fondato sulla carità che non avrà mai fine (cfr 1Cor 13, 8). Come parte viva della Chiesa, essa è chiamata a diffondere il Vangelo affinché gli uomini “abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10, 10). “Dobbiamo guardare avanti! Avanti! – ci dice don Ottorino – Guardiamo avanti, per carità, guardiamo avanti, col Vangelo in mano, ché quello è sempre nuovo, e avanti!”[10]
[9] Cfr. Regola di Vita, C8. L’espressione si trova in Rm 12, 1-2: “Questo testo […] è un’esortazione a offrire noi stessi, il nostro corpo, il nostro lavoro, la nostra vita nella famiglia, la nostra vita nella società, perché in questa offerta si realizza il nostro culto spirituale. […] Questo testo usa tutti termini liturgici, riferiti cioè al culto, ma il culto di cui si parla, possiamo dire, non è un momento che si celebra dentro il tempio, ma si tratta del culto che si celebra nella vita fuori del tempio, e cioè nella vita di ogni giorno […] che diventa il sacrificio offerto a Dio” (Don Paolo Crivellaro, Gesù sacerdote servo, pp. 33-34).
[10] Don Ottorino, Meditazione 157, 4 del 30/03/1967.