La spiritualità della Famiglia di don Ottorino
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2, 5) In Gesù Cristo “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17, 28). “Per me infatti il vivere è Cristo” (Fil 1,21) “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”? (Gal 2,20)
13 – Don Ottorino ha plasmato in espressioni brevi e incisive la spiritualità che viveva e proponeva: “Sono al mio posto?” (il piano di Dio); “La volontà di Dio”; “Parlane a lui” (il Crocifisso); “L’apostolo deve dare (la missionarietà)”; “Apostoli di duemila anni fa e del duemila”; “Uomo, uomo di Dio, apostolo”; “La cura del sole”; “Vieni, ti insegnerò a vivere per Gesù” (la relazione con Maria); “Carmeli ambulanti”.
Esse appresentano un’autentica miniera di spiritualità semplice e popolare. Dicono come egli viveva la sua relazione con Dio, indicano il luogo e le modalità delle sue scelte e decisioni, l’humus del suo agire quotidiano, il suo essere in costante “stato di discernimento”. Spiegano l’ideale della sua vita: conoscere e amare Gesù, farlo conoscere e farlo amare. Rimangono i cardini della vita spirituale della Famiglia di don Ottorino.
14 – La relazione con Gesù sacerdote servo è il cuore della vita spirituale della Famiglia di don Ottorino. Cristo Gesù “spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2, 7-8). La kénosis di Cristo ci ricorda che Dio salva nella storia, nella vita di ogni uomo, che questa è anche la sua storia e lì ci viene incontro.
L’espressione “spogliò sé stesso” – “svuotò se stesso” –, ha dato origine alla parola usata nella teologia: kénosis. Indica l’abisso nel quale Dio sprofonda nel Figlio crocifisso e umiliato. È questo il segno pieno e definitivo del mistero dell’incarnazione. Nella kénosis – “svuotamento” – si ha, infatti, la sintesi della storia di Gesù di Nazareth, divenuto uomo tra gli uomini, povero, umile, condannato a una pena capitale infamante, riservata solo agli schiavi e ai ribelli antiromani. Eppure, lo “svuotamento” liberamente scelto da Cristo non ne annienta la divinità. Essa riappare quando si è raggiunto il fondo ultimo della kénosis, la morte. È là che si apre l’alba di Pasqua, la gloria della risurrezione.
Contemplare Gesù sacerdote servo è garanzia per sentire e scoprire la sua presenza operante nella vita personale, in quella della Famiglia di don Ottorino, nella Chiesa e nella storia. Significa camminare sorretti unicamente dalle braccia del Crocifisso, che è la nostra vera forza.
15 – “Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” (Fil 2, 5). La spiritualità che sgorga dall’avere gli stessi sentimenti che sono in Gesù sacerdote servo, cuore del carisma della Famiglia di don Ottorino, porta a incontrare Cristo nella carne dei poveri e a camminare insieme.
– Camminare insieme “con Cristo nel cuore, nella famiglia, nel lavoro”. È l’espressione più intensa e completa della spiritualità di don Ottorino, che quanti formano la Famiglia nata dal suo carisma sono chiamati a vivere e a testimoniare, personalmente e insieme. “Imparate a vivere della vita di Gesù – ci dice don Ottorino –… Guardate che è vivo, guardate che ha il cuore grande, guardate che vi capisce, guardate che vi parla se voi lo ascoltate”.[17] Vuol dire camminare insieme nello stile del discernimento[18].
– Camminare insieme con il popolo, nello stile sinodale, condividendo gioie e speranze, difficoltà e sofferenze, paure e delusioni come fratelli e amici. Camminare insieme richiede amore, fare tutto per amore, fare tutto con amore; domanda di essere disponibili e capaci di fare famiglia, di costruire la famiglia dei figli di Dio, di essere donne e uomini di comunione e di unità.
– Camminare insieme con lo stile del servizio (diaconia), umile, austero, essenziale. Fede e servizio sono strettamente collegati, come ogni tessuto è l’intreccio della trama e dell’ordito. La nostra vita va ogni giorno intessuta pazientemente, intrecciando tra loro la trama della fede e l’ordito del servizio. “Il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45)
16 – L’Impegno di Vita è lo strumento e il luogo per mantenere vivo, attuale e operante il carisma della Famiglia di don Ottorino. È nato dal cuore di don Ottorino come “ritorno all’essenza del Vangelo”, che egli riassumeva con l’espressione “Unità nella Carità”.[19] Esso consiste nel condividere esperienze di vita legate alla pratica della Parola dell’Impegno di Vita, che la Famiglia assume mese per mese come Parola da vivere. Diventa, così, un momento di unità nella carità dell’intera Famiglia attorno alla Parola di Dio.
17 – Religiosi, preti e diaconi, Sorelle nella diaconia e Amici di don Ottorino trovano nella Regola di Vita e nei rispettivi Statuti contenuti, indicazioni e strumenti per rispondere insieme, in quanto battezzati, alla vocazione comune alla santità[20], per progredire sempre più sulla via della “santità collettiva”, come proponeva don Ottorino.[21]
[17] Don Ottorino, Meditazione 233, 6 del 21/03/1968.
[18] Cfr. Capitolo IX, L’annuncio del Vangelo e la Missione pastorale della Famiglia di don Ottorino nel mondo di oggi, proposizione 2.
[19] Cfr. Unità nella Carità, N° 1, 1965.
[29] Cfr. Concilio Vaticano II, Costituzione Lumen Gentium, 39-42.
[21] Cfr. Don Ottorino, Meditazione 54, 3 del 09/01/1966.